Coronavirus - Aiuti e incentivi alle imprese

Caro energia, tax credit potenziati ma a tempo

Se sul fronte politico si è aperta una fase di crisi e incertezza, per le imprese una cosa è sicura: la bolletta energetica 2022 è più cara e continuerà a esserlo.

Il via libera di giovedì scorso alla conversione in legge del decreto Aiuti – arrivata nonostante lo strappo del M5S nella maggioranza – ha sì potenziato ed esteso i crediti d’imposta sui costi dell’energia. Ma ha confermato il carattere straordinario di queste misure fiscali, che oggi coprono (in parte) solo le spese sostenute nei primi sei mesi dell’anno.

Per i costi di elettricità e gas dal 1° luglio in avanti, invece, bisognerà attendere altri eventuali provvedimenti, che dipenderanno dall’andamento dei prezzi in bolletta, ma anche dalla situazione politica e dal governo. Nel frattempo, le aziende e i consulenti che le assistono sono chiamati a determinare il valore dei crediti d’imposta e a decidere come usarli.

Limiti e facilitazioni di calcolo

La conversione del Dl Aiuti ha introdotto due novità: un limite e una facilitazione.

Il limite è quello previsto dal regime “de minimis”, secondo cui un’impresa non può ricevere aiuti di Stato per oltre 200mila euro nel triennio (si veda Il Sole 24 Ore del 5 luglio). Un vincolo che ha suscitato le proteste delle sigle di categoria, anche alla luce del fatto che negli ultimi anni – complice il Covid – c’è stato un boom di aiuti e il tetto è ormai anacronistico. In base al decreto, i tax credit sull’energia rientrano ora nel de minimis per il 2° trimestre, tranne per le aziende definite “energivore”.

La facilitazione consiste invece nell’obbligo per il fornitore di energia di comunicare, su richiesta dell’impresa, l’incremento certificato dei costi e il credito d’imposta spettante. Obbligo che però vale solo per il 2° trimestre 2022, e solo nei confronti delle imprese non energivore e non gasivore che si riforniscono dallo stesso venditore del 1° trimestre 2019. La comunicazione dovrà essere inviata entro 60 giorni dalla scadenza del periodo per il quale spetta il bonus, quindi il 29 agosto. Mentre il credito potrà essere usato in compensazione (anche frazionata) o ceduto (per intero) entro il 31 dicembre di quest’anno (si veda l’articolo in basso).

In sostanza, sono ancora numerosi i casi in cui le aziende devono calcolare il tax credit con il fai-da-te. Perché la facilitazione non si applica a tutti (è escluso ad esempio chi ha cambiato fornitore) e, comunque, non vale per i crediti relativi al 1° trimestre.

In queste situazioni, una volta assodato l’aumento del 30% dei costi dell’energia, bisogna calcolare in autonomia, sul totale della spesa, il credito corrispondente, che poi potrà essere utilizzato senza dover fare alcuna istanza. Da notare che l’aumento dell’elettricità si calcola sulla componente energia elettrica (al netto di imposte e sussidi): in pratica, la voce «spesa per la materia energia» indicata in fattura; per il gas, invece, il rincaro riguarda il prezzo medio di riferimento del Mercato infragiornaliero, pubblicato dal Gme. Considerato il balzo di oltre il 300% rispetto al 2019, è ragionevole pensare che il tax credit sul gas spetti a tutte le imprese.

Le istruzioni e la leva fiscale

Il Dl Aiuti è soltanto l’ultimo decreto a intervenire sui crediti d’imposta contro il caro energia, introdotti dal Sostegni-ter (Dl 4) per le energivore nel 1° trimestre e poi via via potenziati e allargati alle altre imprese dai decreti Energia (Dl 17) e Taglia prezzi (Dl 21). Norme cui sono seguiti un provvedimento, tre circolari e una risoluzione delle Entrate con le istruzioni applicative. Nell’ultima circolare, la 25/E dell’11 luglio, si dice che i chiarimenti richiesti dalle sigle di categoria (dalle modalità di calcolo ai documenti certificativi) riguardano in gran parte aspetti non fiscali e sono stati resi con il contributo dell’Arera e del Mite. Un indicatore del fatto che, ancora una volta, si è scelta la leva fiscale per erogare aiuti economici con complessità tecniche. Ciò influisce anche sulla valenza di questi aiuti: un credito d’imposta, infatti, è utile solo se si hanno tributi pesanti da versare o se si riesce a cederlo a una banca o un’altra impresa.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Primo Piano del 18 luglio 2022

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