ZLS, grande opportunità ma devono essere istituite subito

“Cosa sono le Zone Logistiche Semplificate? Dal punto di vista teorico un’importante opportunità per le imprese, dal punto di vista pratico ancora una lontana chimera”.

Stando agli approfondimenti di Telematica Italia si intravedono, infatti, grandi vantaggi per le imprese italiane che intendono investire in determinate aree del Centro Nord”.

Spiega così Michele Montesano, esperto di finanza agevolata della sede di Napoli di Telematica Italia come e dove nasceranno le Zls, le zone in cui sviluppare nuovi investimenti che includano almeno un’area portuale compresa nella rete transeuropea dei trasporti. Quindi aree dove risiedono porti, aeroporti e autostrade per scambi intermodali.

“Si tratta di un’estensione delle Zone Economiche Semplificate (Zes) – spiega ancora Montesano – in aree portuali delle regioni però già sviluppate del Nord e del centro Italia. I criteri per la costituzione delle Zls e le condizioni speciali applicabili sono disciplinati dall’articolo 1, commi 61-65, della legge n. 205/2017 e s.m.i. Questa legge, o meglio questa variazione normativa, ha consentito alle Zone Logistiche Semplificate di poter beneficiare del credito di imposta per gli investimenti produttivi, nei limiti sanciti dal Trattato UE per gli aiuti di Stato (all’articolo 107, comma 3, lettera c).

La legge 205/2017 equipara i benefici previsti per le Zone Logistiche Semplificate a quelli in precedenza accordati alle Zone Economiche Speciali (Zes). Per l'istituzione delle Zls si applicano, quindi, le disposizioni contenute nel Dpcm del 25 gennaio 2018, n.12 (Regolamento recante istituzione di Zone economiche speciali)”.

QUALI SONO I BENEFICI PER LE IMPRESE? E QUALI REALTA’ PRODUTTIVE POSSONO USUFRUIRNE?

“Possono beneficiare delle agevolazioni i piani d’investimento realizzati - continua Michele Montesano - dalle imprese di qualsiasi dimensione, dalle micro alle grandi, già insediate oppure che intendono insediarsi nelle aree ammesse alle deroghe agli aiuti di Stato (ai sensi del Trattato UE 107c)”.

Sono escluse dai benefici le imprese rientranti nei seguenti settori: siderurgico, carbone, costruzione navale, fibre sintetiche, trasporti, produzione e distribuzione di energia elettrica .

Nel dettaglio, possiamo dire che sono agevolabili le cosiddette ‘immobilizzazioni materiali’ rientranti alla voce B.II.2 ‘Impianti e macchinario dello stato patrimoniale’ (dove vanno iscritti gli impianti generici, impianti specifici, altri impianti, macchinario automatico e macchinario non automatico); alla voce B.II.3 attrezzature industriali e commerciali dello stato patrimoniale (dove vanno iscritti attrezzature e attrezzatura varia legata al processo produttivo o commerciale dell’impresa), l’acquisto di terreni e l’acquisizione, la realizzazione o l’ampliamento di immobili strumentali agli investimenti. Per le grandi imprese, invece, sono agevolabili solo gli investimenti volti allo sviluppo di una nuova attività economica nelle Aree ZLS. Nel caso delle imprese già attive in aree Zls, l’investimento in dette aree dovrà essere finalizzato all’apertura di un nuovo codice Ateco. È bene ricordare che l’attività agevolata dovrà essere mantenuta in area Zls per almeno 7 anni, a partire dalla conclusione dell’investimento. A queste imprese, il contributo verrà riconosciuto nei seguenti limiti: piccole imprese 30%; medie imprese 20%; grandi imprese 10%”.

QUALI SONO LE REGIONI (PER ORA) COINVOLTE?

“Per ora – commenta il consulente TI Montesano – solamente in Veneto è stata creata la Zls, precisamente nel comune di Venezia: Porto Marghera, Campalto, Tessera, Murano, Arsenale e Tronchetto. Essa è già attiva poiché istituita ufficialmente con Dpcm del 6 ottobre 2022.

Restano in via di definizione quella della Toscana, che comprende i porti di Livorno, Piombino, Marina di Carrara e Portoferraio, le due aree intermodali di Guasticce (Collesalvetti) e di Prato e l’area aeroportuale di Pisa e quella della Lombardia, che comprende le aree portuali fluviali di Mantova e Cremona.

Nell’area vasta del Lazio, la zona dovrebbe includere i seguenti comuni: Allumiere, Anagni, Aprilia, Cassino, Ceprano, Cisterna di Latina, Civita Castellana, Civitavecchia, Colleferro, Ferentino, Fiano Romano, Fiumicino, Fondi, Formello, Formia, Frosinone, Gaeta, Guidonia, Latina, Monterotondo, Orte, Pomezia, Pontinia, Rieti, Roma, Santa Marinella, Tarquinia, Tolfa e Viterbo.

In quella del Friuli Venezia Giulia rientrerebbero i comuni di San Vito al Tagliamento e Spilimbergo, territorio dove esistono delle zone industriali gestite direttamente dal Consorzio Ponte Rosso-Tagliamento.

In Liguria – aggiunge Montesano – la Zls comprenderebbe i territori portuali e retroportuali del comune di Genova, fino a includere i retroporti di Rivalta Scrivia, Arquata Scrivia, Novi San Bovo, Alessandria, Piacenza, Castellazzo Bormida, Ovada Belforte, Dinazzano, Milano Smistamento, Melzo e Vado Ligure (articolo 7, legge 130/2018).

Qui è in via di istituzione anche la Zls del porto di La Spezia, dove è attesa a giorni la firma del Dpcm che darà vita a una zona che comprenderà anche il retroporto di Santo Stefano Magra: una superficie molto ampia, che quindi configura le condizioni per la sinergia con le aree di Noceto e Medesano in provincia di Parma (Emilia Romagna), anche in un’ottica di riequilibrio territoriale. In questi giorni, infatti, ci sono stati dibattiti sulla realizzazione della Zls a La Spezia, da parte della politica locale.

In ultimo, è in via di definizione la Zona Logistica Semplificata dell’Emilia Romagna, che dovrebbe coinvolgere 11 nodi intermodali da Ravenna a Piacenza, 25 aree produttive, 9 province (Bologna, Ferrara, Forlì-Cesena, Modena, Parma, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini) e 28 comuni (Argenta, Bagnacavallo, Bentivoglio, Bondeno, Casalgrande, Cesena, Codigoro, Concordia sulla Secchia, Conselice, Cotignola, Faenza, Ferrara, Fontevivo, Forlì, Forlimpopoli, Guastalla, Imola, Lugo, Mirandola, Misano Adriatico, Modena, Ostellato, Piacenza, Ravenna, Reggiolo, Rimini, Rubiera, San Giorgio di Piano )”.

CRITICITA’

“Paradossalmente – afferma Montesano – le Regioni sono più avanti del Governo e stanno aspettando il via libera per potere realizzare le proprie Zls. Il credito d’imposta per Zls e le Zes è ‘un’estensione’ del credito di imposta al Sud e per questo potrebbe rappresentare un’interessante opportunità per le imprese sia dal punto di vista delle agevolazioni finanziarie/fiscali sia da quello della cumulabilità con altre misure fiscali, come ad esempio il credito d’imposta per investimenti in beni strumentali 4.0. Il problema, però, sono i ritardi con le quali procedono. In prospettiva, l’occasione è ottima e da non perdere ma ha senso solo se viene attivata subito, a tutti gli effetti”.

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